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29 Gennaio 2009
Bruno Pescia sulle reti nazionali
 
 

Reinteressati al caso dopo i fatti accaduti nei giorni scorsi a Battisti, e a tre anni dal tragico omicidio, i media si riavvicinano richiedendo interviste e portandole poi nelle prima pagina dei giornali e nei TG nazionali delle 20.

Proprio oggi alle ore 14.00 una troupe di canale 5 ha intervistato Bruno Pescia nella sua casa di Padova e ha poi trasmesso il servizio come seconda notizia del TG delle 20.

A giorni vi metteremo in onda il video

 

BATTISTI: PADRE ITALIANO UCCISO IN BRASILE, SONO INDIGNATO
(ANSA) - PADOVA, 28 GEN A quasi tre anni dalla morte di suo figlio Andrea, ucciso in Brasile durante una rapina, il padovano Bruno Pescia esprime tutta la propria indignazione per la vicenda di Cesare Battisti al quale il Paese sudamericano ha concesso lo status di rifugiato politico negando l'estradizione in Italia. «Tra alcuni giorni - ricorda - saranno tre anni che il mio unico figlio Andrea è stato ucciso da un balordo minorenne con due delitti alle spalle che girava libero di delinquere ancora. Voglio ricollegare questo mio fatto personale al caso Battisti», spiega Pescia, avvertendo che in Brasile per avere giustizia «bisogna pagare di tasca propria». Come ha fatto lui, racconta, per risalire all'assassino di suo figlio, condannato poi a 15 anni. «Dissi allora - ricorda - che solo con i propri soldi si potevano risolvere certe situazioni in Stati che si definiscono sovrani e che accolgono impunemente delinquenti, nazisti, fascisti e forse la peggior feccia della terra. Dovetti assoldare un poliziotto, mettere una taglia, prendere un buon avvocato per arrivare ad avere giustizia! Sono indignato sconcertato per questa situazione naturalmente ancor più eclatante e clamorosa». Pescia, che in memoria del figlio ha aperto una fondazione a favore dei bambini abbandonati del Brasile, si mette nei panni di chi ha perso un un proprio caro per mano di Battisti e conclude: «Non esiste perdono in casi simili».