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16 Dicembre 2009
Lettera di Natale 2009 di Auremir, direttrice della Escola di Andrea
 
Fortaleza, S. Natale 2009

Carissimi amici,
         
            Oggi mi sono svegliata con il sole che batteva sul mio volto. Nonostante fosse ancora presto, il sole era forte e ho aperto gli occhi con sforzo. Il primo pensiero che mi è venuto in mente, è stato che sta arrivando Natale. Ho sentito la mia anima sofferente, piena di gratitudine per l’infinita misericordia di Dio per noi nel darci ancora una volta la possibilità di predisporci a vivere un periodo di attesa: l’Avvento. Sto pensando a cosa desiderare in questi tempi turbolenti nei quali Madre Natura grida il suo dolore per essere maltrattata dagli uomini ai quali, lei, piena di bontà, offre le sue ricchezze. Cosa sperare da un pianeta che è stato diviso in nord e sud, ricchi e poveri, buoni e cattivi? Cosa sperare da un mondo nel quale si fanno guerre per motivi religiosi, per il potere o il diritto di avere tutto, mentre di fianco il fratello muore perché non ha niente ?
          Oggi, io vorrei dirvi come si vive la festa del Natale in una Favela. Voglio dirvi quello  che già ho visto, che ho vissuto e che conosco bene.
          Nelle Favelas, il S. Natale è diverso. E’ un grande contrasto. Le chiese vicine alla Favela si riempiono più per la speranza che per la fede. La speranza che il prossimo anno il proprio marito, i propri figli trovino un lavoro, che la violenza diminuisca, che il potere pubblico si accorga anche di loro. I bambini chiedono al Bambin Gesù che i loro genitori tornino a casa, le madri sperano che i propri figli non entrino nella marginalità, che la nonna stia meglio, che lo zio smetta di bere, che i governi governino anche per i poveri. Infine, hanno sempre detto che Dio è dei poveri e che il Regno del Cielo è loro, per questo hanno la speranza che quando moriranno andranno in  Paradiso a vivere un S. Natale decente.
          In casa preparano il pranzo con del pane duro ammorbidito nel latte, qualche volta arrostiscono  un pollo e  comperano una bottiglia di vino di quelle che sono in promozione e, molte volte, portano un poco di quel poco che hanno ad alcune famiglie che non hanno niente ma i cui figli sorridono mentre giocano con le carte dei regali che alcuni bambini fortunati hanno ricevuto. E’ Natale. E’ festa. E’ nato Gesù. Povero come gli abitanti di una Favela; la Sua Santa Madre deve aver festeggiato la sua nascita con pane duro bagnato nel latte, mentre gli Angeli cantavano Gloria alla seconda persona della Santissima Trinità che si è fatto bambino, piccolo e povero, per insegnare ad avere speranza che tutto può essere differente. Dipende da noi.
          Vorrei finire questa lettera con una piccola storia che mi ha fatto vivere uno dei Natali più belli della mia vita. Questa storia è avvenuta alcuni anni fa. Stavo facendo alcune spese dell’ultima ora per la cena di Natale della mia famiglia. Il supermercato strapieno. Ero in fila alla cassa e tanto stanca di aspettare che stavo quasi per lasciare tutto e andare via.  Davanti a me c’era un ragazzo con un bambino in braccio e mano nella mano con la sua giovane sposa. Mi distraevo giocando con il bambino e quando venne il turno del ragazzo, lui mi guardò, sorrise e disse:
- “Passi avanti, lei deve essere molto stanca”. Risposi: “Grazie, ma vai tu che hai il bambino in braccio”. Lui ha insistito: “Vada lei, perché mi hanno insegnato che dobbiamo sempre rispettare coloro che sono  più anziani”. Risposi: ”ma che bello il suo gesto, chi le ha insegnato ad essere così gentile?” Mi guardò negli occhi, sorrise e rispose: “ E’ stata lei zia Auremir, quando frequentavo la terza elementare nella Scuola da lei diretta”.
          Oggi con i nostri giovani, i bambini, gli abitanti della Favela Garibaldi, e tutte le persone che in qualche modo sono stati raggiunti dalla vostra generosità e amore, formiamo un coro simile a quello dei due Angeli che cantavano Gloria al Bambin Gesù per augurare a ciascuno di voi:

FELICE NATALE !!!
UN ANNO NUOVO PIENO DI OPPORTUNITA’ PER COSTRUIRE UN MONDO PIU’ GIUSTO.

Con tanto affetto

Maria Auremir Medeiros