.:Rassegna stampa:.
Sei in: Homepage > Rassegna stampa > La Piazza del 20.03.2008
 
 
Archivio
 
 
 
[20.03.2008]
Nel ricordo e nel nome di Andrea Pescia
La tragica morte del giovane padovano raccontata in un libro
denuncia che in poche settimane ha venduto migliaia di copie
"Se fosse un romanzo tutto inizierebbe da una telefonata" direbbe il noto scrittore Carlo Lucarelli. Ma non è un romanzo, è la realtà: siamo in via Nicolodi a San Carlo. È il 10 febbraio 2006. Un uomo, riceve di notte una telefonata. Una voce piangente e brasiliana gli comunica che suo figlio Andrea, da anni trasferitosi in Brasile e padre di André Jr, è stato ucciso. Comincia un incubo. L’uomo, insieme alla moglie Daniela e a Max, un amico del figlio scomparso, parte alla volta di Fortaleza, Brasile. In 7 giorni ("pesanti come 7 anni") farà molte cose: conoscerà il nipote ("il mio piccolo principe"), si scontrerà con la burocrazia brasiliana (dovrà far cremare la salma del figlio pur di farne tornare, due mesi dopo, le ceneri in Italia) e verrà abbandonato, se non addirittura ostacolato, dalle istituzioni italiane.
Nonostante ciò, darà un impulso decisivo alle indagini che porteranno all’arresto e alla condanna dell’assassino di suo figlio. E sempre, in una notte insonne che l’uomo confida alla moglie il desiderio di fare qualcosa per i bimbi delle favelas di Fortaleza. Sono passati due anni da allora. Nel frattempo Andrè Jr e la madre si sono trasferiti a Padova ed è nata l’Associazione Andrea Pescia - per i Bimbi del Brasile che raccoglie fondi per la Escola Galli di Fortaleza. Ed è nato un libro che in pochissime settimane ha venduto migliaia di copie. "Si chiama URLA NEL SILENZIO" dice il suo autore, Bruno Pescia "perché è così che mi sono sentito in tutta questa vicenda, iniziata con la morte di mio figlio Andrea".
da "La Piazza" del 20.03.2008


L'intervista
In ricordo del giovane padovano ucciso a Fortaleza è nata un’iniziativa a sostegno dei bambini delle favelas brasiliane
L’amore non si uccide
Il dramma della famiglia di Andrea Pescia è diventato un libro che racconta la difficile battaglia per la giustizia e l’assenza dello stato italiano

Bruno Pescia è un tipo tosto, ma la voce ancora gli trema quando parla del figlio: "Andrea era una persona in gamba. Fin da giovane aveva la passione dei viaggi e dopo il diploma ha preso il volo. Seguendo la sua libertà e l’amore è finito a Fortaleza e in quella terra tanto bella, quanto disperata, aveva trovato la sua dimensione. Lavorava, studiava (si era iscritto a Legge) ed era diventato padre".

Cosa è successo il 10 febbraio del 2006?
"Era notte, squilla il telefono. Vengo travolto dal pianto della madre della compagna di mio figlio, capisco poco, ma è sufficiente per gettarmi nel panico. Poco dopo sento al telefono la compagna di Andrea e mi conferma il peggio: Andrea è stato ucciso".

Decidi di partire
"Due giorni dopo, con mia moglie Daniela e Massimiliano Sarti, un amico di mio figlio, praticamente un fratello, partiamo. Nel frattempo la notizia esce sui giornali locali, ma a livello nazionale e istituzionale è tutto fermo. La Farnesina non sa nulla della questione e nulla fa per saperlo. Arrivati in Brasile siamo costretti a fare tutto da soli, vista la totale assenza di aiuti concreti da parte del consolato italiano. Veniamo a capire i particolari dell’assassinio di mio figlio dai suoi amici e da dei testimoni. Un balordo del posto, poco più che adolescente, denunciato da mio figlio per un furto subito qualche tempo prima, gli aveva teso un agguato sparandogli. Entriamo in contatto con la polizia, conosciamo il capitano Rodriguez, l’unico che capisce la nostra disperazione".

Tutto da soli...
"Tutto da soli. L’assenza di qualsiasi aiuto da parte dello Stato mi amareggia ancora. C’erano anche tutti i problemi relativi al ritorno della salma di mio figlio in Italia. Anche qui, abbiamo fatto tutto da soli".

In una vicenda così tragica è difficile trovare un raggio di luce.
"Ma c’è e si chiama André Jr, mio nipote, preciso come una goccia d’acqua a suo padre Andrea da piccolo. È stata una pena tornare in Italia, sapendolo laggiù con in giro l’assassino di suo padre. Tornati in Italia, sempre senza l’aiuto di nessuno, ci siamo dati da fare per far si che lui e sua madre si trasferissero qui da noi e adesso viviamo tutti insieme nella nostra casa, qui a San Carlo".

E sul versante delle indagini?
"Alla fine, per smuovere le acque ho promesso una ricompensa al poliziotto che avesse arrestato l’assassinio di mio figlio. La notizia ha fatto scalpore, ma ha prodotto i suoi frutti. Il bastardo è stato catturato, poi processato e infine condannato a quindici anni di galera".

Perché l’associazione, il sito (www.associazioneandreapescia.org) e il libro?
"Mio figlio adorava i bambini. Abbiamo individuato una scuola che toglie dalla strada i bimbi delle favelas, l’associazione è nata con lo scopo di raccogliere fondi per aiutarla e ci stiamo riuscendo, ma con i proventi del libro contiamo di fare ancora di più".

Il libro dopo poche settimane è alla seconda ristampa. È stato anche recensito da Linus a Radio Deejay e la Feltrinelli utilizzerà la sua catena di librerie per distribuirlo. Siamo all’Arcella, ma i bimbi di Fortaleza sono molto vicini.
di Luigi Perissinotto - "La Piazza" - www.lapiazzaweb.it