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[18.07.2008]
Con i figli uccisi e abbandonati dallo Stato
Intervista a Bruno Pescia
Padova
Federica non torna ancora a casa. Ieri un altro rinvio, l'ennesimo. Manca un documento. Problemi burocratici che hanno buttato altro dolore sulla disperazione. Alla fine la famiglia Squarise ha dovuto inviare dall'Italia un carro funebre per velocizzare i tempi. Tutto inutile. Quale possa essere lo stato d'animo di un padre davanti a cose del genere lo sa bene Bruno Pescia : due anni fa in Brasile gli hanno ucciso il figlio e solo dopo 45 giorni è riuscito a portarlo a casa. Ma ha dovuto cremare il corpo, appunto, per accorciare i tempi.
Pescia , perché è così difficile far rientrare in Italia la salma di un figlio morto ammazzato?
«Come ho scritto nel mio libro, noi all'estero non contiamo nulla. Casi simili sono affidati ai consoli che hanno risorse economiche pressoché nulle. Seguendo la vicenda di Federica sono rimasto ancora una volta allibito, soprattutto perché in questo caso siamo all'interno dell'Unione Europea. È una vergogna che la famiglia abbia dovuto inviare un carro funebre dall'Italia».
Cosa poteva essere fatto?
«Mi pare che per i voli di Stato di questo o quel ministro non si badi a spese, anche se si tratta solo di andare a
consegnare una coppa al gran premio. Se un italiano viene sequestrato in Iraq tutti sono pronti a intervenire per farsi
pubblicità, se invece un italiano viene ammazzato tutti parlano, ti esprimono solidarietà ma poi non fanno niente. Così,
in un momento tragico come è la morte di un figlio, ti trovi solo, abbandonato dallo Stato che non ti aiuta a risolvere le
questioni burocratiche e non ti sostiene nelle enormi spese economiche che devi sostenere. Il fatto è che Bruno Pescia
e Ruggero Squarise sono nessuno. Oggi ne parliamo, domani tutti si dimenticheranno. La stessa cosa la sta passando
la famiglia di Bergamo il cui figlio è stato assassinato in Brasile».
Lei ha addirittura dovuto cremare il corpo di suo figlio Andrea per anticipare i tempi del rimpatrio, vero?
«Sì, e nonostante ciò ci sono voluti quasi due mesi. Assurdo».
Cosa ha provato seguendo la vicenda di Federica?
«Un grande dolore per la sua morte. So cosa stanno passando i suoi genitori e anche se non li conosco esprimo loro
tutta la mia vicinanza per la tragedia che li ha colpiti e per il ritardo con il quale sta rientrando la salma. Purtroppo
continuiamo a parlare di casi del genere ma nessuno fa nulla. Il ministro Frattini mi ha inviato una lettera di scuse
Dopo due anni. Lo ringrazio, ma avrei voluto che la Farnesina avesse messo subito a disposizione un aereo per portare
a casa Federica. Senza dimenticare la tragedia di Los Roques con tante famiglie che aspettano ancora di avere
risposte. In Italia non tutti i cittadini sono uguali, che tristezza».
Egle Luca Cocco
da "Il Gazzettino di Padova" del 18.07.2008